Pittura ad olio ed acrilico su carta, 30 x 150 cm (ogni elemento circa 21x 30cm), 2017

GENESI DELL’OPERA

Thomas Scalco ha realizzato una serie di nuovi lavori tridimensionali intitolati Trofei.
Il concetto di trofeo è, in sé, oggetto del rovescio e del ribaltamento semantico. Nella sua etimologia infatti si accumulano significati che rimandano all’appropriazione di qualcosa di estraneo che cambia la sua natura da un significato oppositivo a uno celebrativo.

L’ARTISTA 

Così è anche nelle definizioni a esso riferite: “presso gli antichi greci e romani, segno di vittoria eretto dai vincitori con le spoglie dei vinti, appese a un albero, a un palo, oppure ammucchiate, per lo più sul luogo stesso della battaglia”; “in etnologia, le spoglie degli animali e dei nemici uccisi, indossate o conservate come segno di valore e, anche, per impossessarsi a scopo propiziatorio dello spirito delle vittime”.

Le armi del nemico o la pelle stessa di colui con cui si è in contrasto diventano elemento positivo, spesso allestito in un contesto che ha cambiato statuto da luogo di contrapposizione o estraneità (il terreno conteso) a spazio entrato a far parte del proprio dominio.

Questo lavoro di snaturamento dell’oggetto può essere particolarmente indicativo se ci si sofferma sull’interesse di Scalco per la dinamica tra finito e infinito, e per l’ambizione, esercitata dall’arte di ogni tempo, di portare nella dimensione temporale quotidiana un’intuizione di totalità e pienezza.

Qui il ribaltamento del trofeo diventa strumento per cortocircuitare la realtà portando in essa una discontinuità nell’andamento naturale delle cose in grado di far percepire un’alterità di valori e universi.

I trofei di Scalco raccolgono queste suggestioni per fare dell’oggetto un luogo di ribaltamento, un totem eretto nel mondo finito dove l’assoluto può manifestarsi, persino nella dimensione oscura e incombente di un’appensione che ha l’aspetto della preda e del sacrificio.

In questo modo anche la concretezza della loro forma mira a scomparire, mentre la violenza della loro indicazione verso il

mondo punta a essere trascesa in una contemplazione che ha il suo inizio e la sua fine qui e ora, come una finestra spalancata su un mondo altro ma comunque presente accanto a noi.

Gabriele Salvaterra.

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