GENESI DELL’OPERA

Thomas Scalco ha realizzato una serie di nuovi lavori tridimensionali intitolati Trofei.
Il concetto di trofeo è, in sé, oggetto del rovescio e del ribaltamento semantico. Nella sua etimologia infatti si accumulano significati che rimandano all’appropriazione di qualcosa di estraneo che cambia la sua natura da un significato oppositivo a uno celebrativo.

L’ARTISTA 

Così è anche nelle definizioni a esso riferite: “presso gli antichi greci e romani, segno di vittoria eretto dai vincitori con le spoglie dei vinti, appese a un albero, a un palo, oppure ammucchiate, per lo più sul luogo stesso della battaglia”; “in etnologia, le spoglie degli animali e dei nemici uccisi, indossate o conservate come segno di valore e, anche, per impossessarsi a scopo propiziatorio dello spirito delle vittime”.

Le armi del nemico o la pelle stessa di colui con cui si è in contrasto diventano elemento positivo, spesso allestito in un contesto che ha cambiato statuto da luogo di contrapposizione o estraneità (il terreno conteso) a spazio entrato a far parte del proprio dominio.

Questo lavoro di snaturamento dell’oggetto può essere particolarmente indicativo se ci si sofferma sull’interesse di Scalco per la dinamica tra finito e infinito, e per l’ambizione, esercitata dall’arte di ogni tempo, di portare nella dimensione temporale quotidiana un’intuizione di totalità e pienezza.

Qui il ribaltamento del trofeo diventa strumento per cortocircuitare la realtà portando in essa una discontinuità nell’andamento naturale delle cose in grado di far percepire un’alterità di valori e universi.

I trofei di Scalco raccolgono queste suggestioni per fare dell’oggetto un luogo di ribaltamento, un totem eretto nel mondo finito dove l’assoluto può manifestarsi, persino nella dimensione oscura e incombente di un’appensione che ha l’aspetto della preda e del sacrificio.

In questo modo anche la concretezza della loro forma mira a scomparire, mentre la violenza della loro indicazione verso il

mondo punta a essere trascesa in una contemplazione che ha il suo inizio e la sua fine qui e ora, come una finestra spalancata su un mondo altro ma comunque presente accanto a noi.

Gabriele Salvaterra.

Top