Cosimo Veneziano
A cura di Nadia Stefanel e Matteo Zauli
03 maggio – 07 giugno 2025
L’artista
“A seguito degli accadimenti straordinari e tragici che hanno colpito il nostro territorio il 16 maggio 2023, ci è venuto naturale dedicare una delle residenze d’artista promosse da Dino Zoli Textile a queste esperienze, alle ferite che hanno lasciato e alle trasformazioni che hanno generato, nei singoli e nella comunità. Con questo progetto desideriamo portare, attraverso il linguaggio dell’arte, uno sguardo attento e sensibile su quegli aspetti più intimi e profondi che, nella necessaria urgenza della ricostruzione materiale, rischiano di restare in ombra. L’iniziativa ha coinvolto anche i cittadini dei quartieri alluvionati attraverso diversi incontri con il Comitato Unitario Vittime del Fango Forlì e i comitati dei quartieri interessati, al fine di raccogliere le testimonianze degli eventi vissuti” Scrive Monica Zoli
Successivamente, per realizzare concretamente il progetto, in collaborazione con il Museo Carlo Zauli di Faenza, è stato selezionato l’artista torinese Cosimo Veneziano, che dal 2022 si dedica a riflettere sulla morfologia del territorio e ad approfondire a livello artistico, lo stato dei fiumi italiani, evidenziando come gli eventi climatici estremi abbiano compromesso il bacino idrografico, rappresentando un simbolo emblematico di un disastro ambientale su scala generale.
L’artista, a proposito di questo tema, scrive: “Il fiume è un corpo ecologico fatto di acqua, fondale e sponde. Se uno dei tre elementi viene meno, il sistema tracolla. Le origini della sofferenza degli attuali fiumi risalirebbero all’inizio del XIX secolo, con l’intensificazione dell’uso dell’acqua finalizzato alla prosperità e alla cosiddetta “crescita”, soprattutto nel campo agricolo per le grandi coltivazioni, in primis quelle del grano.”
L’acqua del Duemila, questo il titolo scelto del progetto di ricerca, ha già visto due fasi espositive; le opere sono esposte in mostra
– Museo della Montagna di Torino: una scultura con le fattezze di una testa di un uomo barbuto ispirata all’iconografia della Fontana del Po in piazza CLN a Torino, creata da Umberto Baglioni nel 1936. E’ immersa in un vaso di acqua colorata con pigmenti ceramici. L’opera è intesa come elemento “in progress” in cui l’artefice umano, paradossalmente, dopo il posizionamento nel vaso, non concorre pienamente alla sua definizione. Saranno gli eventi atmosferici a farlo: esposta alla pioggia e alle variazioni della temperatura, la scultura potrà continuare a essere immersa nel liquido o a essere svelata al pubblico grazie all’evaporazione
Museo Carlo Zauli: durante la residenza d’artista presso il Museo, sono stati realizzati cinque vasi in collaborazione con la bottega Gino Geminiani e con il tornitore Roberto Reali; sono forme di classiche giare usate per il trasporto o come serbatoio dell’acqua. Su questi contenitori sono stati incisi dei disegni che ritraggono delle raffigurazioni di statue monumentali dedicate ai fiumi. La realizzazione dei vasi è stata una riflessione sul paesaggio, in cui l’artista, inoltre, cita ed omaggia l’opera ceramica di Lucio Fontana.
Presso la Fondazione Dino Zoli, l’artista ha raccolto i ricordi e le testimonianze degli alluvionati del maggio 2023 trasformando le memorie personali di chi ha vissuto quei giorni in “narrazioni per immagini”. Cosimo Veneziano, attraverso il media del disegno, ha costruito una mappatura tangibile dei ricordi per raccontare un immaginario collettivo fatto di presenze perdute.
L’esposizione, presso la Fondazione Dino Zoli, si compone di due installazioni appositamente create.
La prima installazione è composta da stampe serigrafiche con soggetti animali e porzioni di paesaggi che sono stati travolti dall’alluvione della Romagna, su tessuto Dino Zoli Textile con un pattern di piante fluviali. Le fotografie sono state decorate con un intervento pittorico dell’artista, che ha utilizzato i colori delle terre prelevate dalle acque dall’alluvione del 2023, conservate presso il Museo Zauli.
Senza Titolo 2, serigrafia su tessuto e pigmenti su carta
16 tessuti: 8 tessuti 80 x 140 cm, 8 tessuti 140×140 cm ù
Fotografia con pigmento 50 x 60 cm
L’acqua, solitamente percepita come un elemento armonioso e fluido, ha una straordinaria capacità di adattarsi alla forma di qualsiasi contenitore la accolga. Nonostante questa natura modellabile e serena, l’acqua possiede anche una forza innata e straordinaria, capace di imprimere il suo passaggio, in caso di alluvione, nel nostro mondo tangibile. Le pareti delle abitazioni sono state, ad esempio, testimoni mute di queste storie; perché raccontano di oggetti sospinti contro di esse dalla forza impetuosa di acque in piena. Quando un oggetto viene scagliato con vigore contro un muro, il risultato è una collisione che lascia una testimonianza visibile: una sorta di cicatrice, che narra una storia di resistenza e potenza. Mentre esteriormente potrebbe sembrare solo un’ammaccatura o una scheggiatura sul muro, al suo interno è custodita l’essenza di un’energia travolgente e indomabile. La traccia lasciata non è solo un segno fisico, ma un ricordo di tempi passati che invita a riflettere sulla sottile, ma vigorosa potenza della natura. Nonostante questi eventi siano apparentemente effimeri, possono lasciare tracce permanenti nel nostro ambiente, trasformandosi in simboli di una forza inesorabile e affascinante. Questi segni narrano storie passate, raccontano di ciò che è stato, evocando la presenza di cose che, sebbene non più visibili, continuano a vivere nella memoria degli spazi. È come se intrappolassero un’ombra, conservando nel presente l’essenza di ciò che un tempo riempiva quei luoghi, creando una dualità affascinante e intrigante tra presenza e assenza.
L’ombra bianca disegnata da Cosimo Veneziano sulla carta, lascia spazio alla memoria degli oggetti nelle case prima dell’alluvione e racconta una parte di vissuto. Il bianco che diventa presenza è stato utilizzato anche da Claudio Parmiggiani, nelle opere create nei primi anni Settanta, note come Delocazioni, che venivano realizzate utilizzando fuoco, fuliggine e oggetti rimossi. L’artista posizionava oggetti specifici, come bottiglie, su un davanzale in una stanza vuota. Accendendo un braciere con oli grassi, si generava un fumo denso che riempiva la stanza e depositava fuliggine sulle pareti, annerendole. Una volta rimossi gli oggetti, il punto dove si trovavano rimaneva bianco, lasciando solo le sagome disegnate dal fumo. L’ombra dell’oggetto diventava quindi una presenza, come evidenziato da Cosimo Veneziano, che successivamente si trasforma in assenza, rendendo così visibile ciò che non è più presente, in una continua transizione tra materialità e immaterialità.
disegni di Cosimo Veneziano non sono solo opere d’arte, ma anche un metodo di narrazione che intreccia il concetto di permanenza con quello di trasformazione. Essi conservano la memoria di ciò che è stato, attivando un dialogo silenzioso tra il visibile e l’invisibile, invitando chi osserva a esplorare oltre ciò che appare; la sua è una mappatura delle “non immagini” di ciò che l’alluvione del maggio 2023 ha portato via.
La seconda installazione Non è cosa, è un accumulo di circa 300 disegni di oggetti persi durante l’alluvione ed emersi dagli incontri con i cittadini. Queste immagini sono applicate a parete senza cornice in un accumulo di memorie quasi da togliere il respiro.
La scelta del titolo dell’installazione, non è casuale. In quel piccolo segmento di frase Non è cosa è racchiuso il significato dell’opera, in primis nell’essenza stessa di “non ha senso“, in effetti un’alluvione non ha mai senso, ci coglie impreparati e ci lascia distrutti nel dopo. Non è cosa, è anche frase molto colloquiale e si usa soprattutto quando ci si riferisce ad un’azione, che non è sempre sbagliata come azione in generale, ma è sbagliata in quella precisa occasione. Ma Non è cosa potrebbe avere anche un significato subliminale, cioè quella cosa non è più oggetto reale, non è più realtà fisica, ma solo ricordo della memoria, perché l’alluvione ha portato via con sé tutti gli oggetti personali.
Quando l’alluvione colpisce, il valore degli oggetti si intensifica paradossalmente. Mentre l’acqua cancella le tracce tangibili delle vite vissute, ci incita anche a guardare oltre il visibile e a conservare i ricordi in modo più resistente: attraverso la nostra memoria e il nostro cuore. In questo processo di ristrutturazione interiore, apprendiamo che i veri tesori non risiedono solo in oggetti materiali, ma piuttosto nei legami invisibili che essi coltivano tra passato e futuro, tra le persone e le loro storie condivise. È in questa fitta rete di connessioni e memorie che risiede la nostra duratura eredità umana.
L’installazione di Cosimo Veneziano è un insieme di memorabilia (dal latino memorabilis, quindi ricordare o tenere nella memoria, si intendono degli oggetti appartenenti ad un avvenimento storico, ad un fatto noto, che sono accaduti in un passato relativamente recente) perduti nell’alluvione, quando la forza devastante della natura trasforma, in un istante, l’ordinario in straordinario, l’intero in frammento.
Gli oggetti accumulati con cura e amore nel tempo dalle persone, vengono dispersi e danneggiati, spesso perduti per sempre. La sensazione di impotenza davanti alla furia degli elementi si mescola al dolore per la perdita di frammenti della nostra storia personale. Ciò che rimane è la terra impregnata d’acqua e un vuoto difficile da colmare.
Tra le macerie e il fango, i memorabilia, quei piccoli grandi oggetti che costellano la nostra vita quotidiana, giacciono sparsi, testimoni silenziosi di quello che era e non è più.
Essi sono i custodi di ricordi, simboli tangibili di momenti, persone, ed esperienze, apparentemente insignificanti, raccontano una storia, evocano emozioni, e connettono il presente al passato.
L’insieme dei disegni appesi, gli uni vicini agli altri, racconta questo, che in un mondo in cui i disastri naturali sono una triste realtà, le alluvioni ci spingono a riflettere sulla transitorietà della vita e sul valore intrinseco dei nostri ricordi. Nelle alluvioni, il valore degli oggetti si amplifica. Mentre l’acqua cancella tracce fisiche di vite vissute, ci incoraggia a guardare oltre il tangibile e a preservare i ricordi nel modo più duraturo possibile: nella nostra mente e nel nostro cuore. In questo processo, impariamo che i veri tesori non risiedono solo negli oggetti fisici, ma nei legami invisibili che creano tra passato e futuro, tra le persone e le loro storie.
Non è cosa, installazione, 300 serigrafie su carta Kraft












